Bowling a colombinediretto da M. Moore In un momento di crescenti tensioni come questo, un film come "Bowling a Colombine" dovrebbe essere proiettato nelle scuole. Non si tratta di un film vero proprio ma di un documentario in cui il regista Moore, nato e cresciuto nel Michigan, esplora il rapporto che gli americani di questo stato hanno con le armi da fuoco e più in generale quali sono le conseguenze di poter acquistare armi e proiettili come se fossero delle uova per fare una frittata. Il documentario si apre con il regista che va in una banca del Michigan che reclamizza una sua offerta: se apri un conto ti verrà regalato un fucile! Poco dopo vediamo il regista uscire molto soddisfatto con il suo fucile in mano. Le scene successive sono dedicate a delle interviste a persone che si allenano a tirare al bersaglio, persone che nelle loro case tengono armi cariche, anche sotto il cuscino di casa. Perché direte voi? Perché sono convinte che solo loro potranno difendere la loro famiglia da qualsiasi tipo di pericolo. Ma pericolo di cosa? Il regista procede a mostrarci come la campagna di informazione americana sia tutta basata a mostrarci che dobbiamo avere paura, che da un momento all'altro verremo attaccati e che il pericolo spesso e volentieri sono le persone di colore. Fra le personalità di spicco a favore del tenere armi in casa troviamo l'attore Charlton Eston, il presidente dell'associazione NAR (National Rifle Association) associazione alla quale appartiene anche il regista. E' interessante notare come il nemico americano - che oggi è sicuramente indicato nella coppia Bin Laden e Saddam Hussein - un tempo non fosse poi così nemico. Nel film ci viene spiegato come sia Bin Laden sia Saddam abbiano ricevuto in passato molti soldi e molte armi per combattere il nemico Russo (antico spettro e ora solerte amico americano) e poi l'Iran. Sembra che l'America non sappia vivere senza un terribile nemico che ha come unico scopo nella sua vita attentare alla vita "pacifica e tranquilla" del popolo americano. Il film è un tentativo di capire episodi drammatici come quelli accaduti nella scuola Columbine, dove due adolescenti hanno preso due fucili e hanno fatto fuoco nella scuola e hanno concluso la loro giornata di terrore uccidendosi. In un'altra scuola un bambino di sei anni ha preso un'arma che aveva trovato in casa di suo zio e il giorno dopo l'ha puntata su una sua compagna uccidendola. Si tratta di due episodi che sono avvenuti - guarda caso - in località in cui l'occupazione principale della zona è quella di costruire armi, dal fucile al missile. Il regista intervista ragazzi sopravvissuti alla strage della scuola Columbine e padri che invece hanno perso i loro figli e che si interrogano sul possesso di armi nelle case. Ma che cosa hanno gli americani di diverso da altre nazioni in cui tutte queste cose non avvengono? L'inchiesta si sposta in Canada, sulla sponda opposta del lago Ontario che funziona come linea di confine tra la città di Denver nel Michigan e Toronto sulla costa canadese. In Canada l'aria che si respira è diversa, le persone spesso stanno in casa con la porta che non è chiusa a chiave (vediamo realizzare dei veri e propri esperimenti, ovvero aprire senza preavviso parecchie porte di persone che non sono assolutamente spaventate nel vedere accadere una cosa come questa. Giustamente il regista quando esce ringrazia il padrone di casa per non avergli sparato.) In Canada le differenze sono fondamentalmente due: la campagna di informazione non lancia allarmi sui pericoli che si possono correre e non si vendono armi, con il risultato che tutti vivono molto più tranquillamente e non esiste tutta quella violenza che invece esiste in America. Questo film è davvero un documento straordinario, che potrebbe aiutarci a capire che cosa sta succedendo in questo mondo, un mondo che sembra aver improvvisamente fatto tremila passi indietro, che non vede altro che nemici, convinto che l'unico modo per salvarsi sia quello di fronteggiarsi con un fucile in mano. Buona visione. Clarabella |
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