Bel modo di troncare una storia!di Martina Sollazzi "Io la amo, come può non capire? Se mi si buttasse ai piedi, se chiedesse perdono, se giurasse di amarmi, allora potrei dimenticare tutto e prenderla tra le braccia. Invece no. E' stata ingiusta con me. Non posso far finta di niente. Ma come può non capire che se la tratto così, se le sto lontano, è perché la adoro, e quindi ora devo odiarla per quel che ha fatto? Se potessi scherzare con lei e ridere e parlarle come se niente fosse, significherebbe che non m'importa. Però, sarebbe così bello. E' un peso terribile non poter dividere più nulla con lei, nemmeno una risata. E non poter sfiorare il suo corpo morbido e tenero. Ma non posso cedere. C'è un muro tra noi; è lei che l'ha costruito e tocca a lei abbatterlo. So che la faccio stare male, ma sto male anch'io, anche se mi odio per questo, perché mi dico che ormai lei non merita niente. Eppure sto male. DEVE capire. Deve correre da me, e piangere. Dev'essere lei a venirmi a cercare. In realtà, la mia paura più nascosta e più grande è che il suo presunto amore per me fosse solo un capriccio come tanti. Che lei non soffra affatto. Ma non posso nemmeno pensarci, mi sento crollare il mondo addosso. Non verrà mai, lo sento. Voglio che mi dimostri un amore immenso - eppure il mio modo di fare può solo allontanarla sempre più. Se mi ama, finirà per odiarmi. Se non pensa più a me, non farò altro che cementare per sempre la sua indifferenza. Mi manca il suo calore. Ma non lo saprà. Quando verrà, riderò delle sue lacrime e la prenderò fra le mie braccia senza stringerla, la consolerò con parole qualunque, distaccato e gentile. Poi lei mi chiederà di fare l'amore, ed io mi concederò e lo farò con la mia freddezza cinica, senza tenerezza e senza passione, così non saprà che quando siamo vicini mi sento così felice che vorrei piangere. Non saprà mai che la amo, che ho bisogno di lei. Ma per dio, come può non averlo capito?" Posò la penna, si alzò, andò a contemplarsi nello specchio. Come sempre, si trovò grazioso e patetico, rise, ma per un attimo soltanto. Di colpo odiò se stesso e tutta la storia ed anche lei. "Quante stronzate" disse a mezza voce, con rabbia. Col foglio scritto, fece un aeroplanino, uscì sul balcone - era una sera calda e dolce di agosto, l'ultima luce spuntava ancora al di là della distesa di tetti rossi - e lo lanciò nel cortile. Lo trovò una bambina, giocando a palla da sola, la mattina seguente; ma non sapeva leggere, tentò solamente di farlo volare, poi ne fece una pallottola e la spinse a calci nel tombino. In una stanza poco lontana, una ragazza si svegliò ed ancora una volta indugiò qualche minuto fra le lenzuola. Non aveva nulla di speciale da fare, e nessuno da incontrare. Si guardò attorno, come se non riconoscesse nulla, e tornò a domandarsi, ancora quasi incredula, quasi soffocata da una realtà troppo triste e violenta: "E' davvero finita? Che senso avranno le cose, adesso che lui non è con me?". Che fatica non piangere. Agosto 1988
Leggi la recensione di questo gioiellino e la calda e gratificante missiva che Martina mi ha mandato. |
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